FROSINONE

Boss camorrista evade dal carcere

Boss camorrista in Alta Sicurezza evade dal carcere
Il carcere di Frosinone
Alessandro Menditti, il boss camorrista evaso
Hanno tentato la fuga in due, uno è riuscito a scappare, l’altro è caduto ed è rimasto ferito. Ricerche attivate in tutta Italia

Casertano, 44 anni, affiliato al clan camorrista dei Belforte, Alessandro Menditti è al momento ricercato nel frusinate, ma la segnalazione è stata diffusa su tutto il territorio nazionale. Menditti è evaso dal nuovo reparto di Alta Sicurezza del carcere di Frosinone, dove avrebbe dovuto scontare ancora dieci anni di reclusione. Sulle sue tracce ci sono la polizia penitenziaria, la polizia di Stato, i carabinieri e i finanzieri, con l’ausilio di un elicottero.
Era stato arrestato da Alessandro Tocco, attuale dirigente del Commissariato di polizia di Cassino, quando, nel 2012, dirigeva la squadra mobile nella zona di Caserta.
La fuga dal penitenziario ciociaro è stata rocambolesca. Menditti avrebbe scavato un buco nella parete e insieme ad un albanese di 42 anni, dopo aver annodato delle lenzuola, si sarebbe calato lungo la parete. Nel tentativo di scavalcare il muro di recinzione, alto dieci metri, Menditti, seppur claudicante, è riuscito a scappare, mentre l’albanese è caduto rovinosamente a terra, è stato bloccato dalla polizia penitenziaria e poi trasferito all'Umberto I di Roma. Aveva con se due telefoni cellulari e questo fa pensare che l'evasione fosse stata studiata nei minimi particolari.
"La Fns Cisl Lazio - ha detto il segretario aggiunto Massimo Costantino - proprio sul Carcere di Frosinone aveva quotidianamente segnalato la grave carenza di personale e sovraffollamento dei detenuti. Dovrebbero essere previsti 506, invece sono presenti 570. Il personale di polizia penitenziaria è invece carente di circa 56 unità, previsti dovrebbero essere 276, ne risultano circa 220. Il personale risulta sottodimensionato rispetto alle esigenze reali”.
La Fns Cisl di Frosinone già da tempo aveva segnalato che “mancava nel reparto nuovo il presidio di primo soccorso, peraltro dove ci sono anche detenuti AS, ma da quanto è stato aperto il reparto non si è mai provveduto e che il Nucleo Traduzioni e Piantonamenti dell'Istituto di Frosinone è composto attualmente solo da 20 unità che vengono coadiuvate, quotidianamente dal personale in servizio nei reparti detentivi, con una media settimanale di circa 20 unità. Attualmente non vi erano sentinelle in servizio, non risultano previste e pare non vi sono sistemi di allarme".
Dichiarazioni al vetriolo anche da parte di Donato Capece, segretario generale del Sappe, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: “Quel che è successo è gravissimo, anche perché da mesi denunciamo, inascoltati, la grave carenza organica di Polizia Penitenziaria del carcere e le criticità generali dell'Istituto, a cominciare anche da una discutibile organizzazione generale dei servizi del personale".
“Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso e le evasioni - due in meno di 24 ore, ad Alessandria e Frosinone - ne sono la più evidente dimostrazione” prosegue Capece, che aggiunge: “Queste evasioni hanno responsabilità ben precise. Cercate i colletti bianchi. Da quando sono stati introdotti nelle carceri vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto sono decuplicati gli eventi critici in carcere".
A chiedere al ministro della Giustizia Orlando di aprire un tavolo di confronto a 360 gradi su queste questioni è invece Angelo Urso, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, che sottolinea come “pochi giorni fa avevo lanciato l'ennesimo grido d'allarme” e “operazione analoga ha fatto il Garante Nazionale dei detenuti. Tutto questo dovrebbe imporre urgenti ed efficaci interventi finalizzati a rivedere e se mai ripensare l'organizzazione intramuraria, implementare le strumentazioni tecnologiche e rafforzare gli organici della Polizia penitenziaria".

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